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Qualche nota introduttiva per comprendere meglio di cosa stiamo parlando. La stampa 3D come la intendiamo oggi è una delle varianti di produzione possibili, denominata additiva. Gli approcci sono molteplici ma il 100% delle stampanti 3d utilizza la tecnica chiamata MPD (molten polymer deposition), deposizione a polimero fuso. Ciò vuol dire che il pezzo finale stampato risulta dalla deposizione di molteplici strati sovrapposti, deposti in tempi differenti. Andando più nello specifico questa deposizione viene attuata tramite un Estrusore, che ha il compito di fondere e deporre il materiale, nel quale entra un filamento polimerico solido che fornisce la materia prima di stampa.


Stampante 3d preconfezionata o da assemblare?


A questo punto cosa fare? Acquistare una soluzione preconfezionata oppure costruire da soli la propria stampante? A onor del vero tutte le stampanti 3D in commercio hanno la loro base in progetti open source, per cui, a parte qualche soluzione tecnica di impatto ridotto sulla stampante, è possibile affermare che i principi di funzionamento (e la difficoltà di costruzione) è praticamente la stessa.
Le uniche differenze tre le due opzioni risiedono nella paura di sbagliare dell’assemblatore e nel costo. Le difficoltà per un utente alle prime armi possono sembrare insormontabili (ma online e anche sul nostro sito ci sono ottime guide di riferimento visuali) ma in realtà sono ben poca cosa. Di fatto chiunque sia in grado di effettuare qualche saldatura  e abbia un minimo di manualità è in grado di acquistare i pezzi giusti e di assemblare la propria stampante 3d. Il secondo fattore è il prezzo: una stampante preconfezionata può costare anche dieci volte il prezzo dei materiali necessari per costruirla, ovviamente sarà più bella da vedere e sicuramente più rifinita, ma se non ci si sporca un po’ le mani che divertimento c’è?
Ma non è solo questo: l’esistenza di piccole modifiche proprietarie, la possibilità di utilizzare magari il solo filamento plastico fornito dalla ditta che ha costruito la stampante, oppure l’impossibilità di trovare a prezzi contenuti un particolare pezzo di ricambio, rendono la scelta di una stampante precostruita (e non completamente open) più rischiosa.
Tanto per orientarci nel panorama attuale, la Ultimaker e la Printrbot (e molte altre) sono kit da assemblare più costosi e con poche soluzioni meccaniche proprietarie, con elettronica presaldata, le RepRap (come la nostra) o le Rostock, sono soluzioni da costruire integralmente ma che fanno uso di parti comuni reperibili dappertutto, anche su Ebay, con parti plastiche che possono essere stampate dalla stessa stampante 3d (nel caso voleste costruirne un’altra). Il nostro Kit RepRap è completo di tutto quello che vi serve per assemblare la stampante e cominciare a stampare, date un’occhiata alla lista dei materiali.

 

Software

Il software in uso puo’ essere open o free, e non fa parte di questo piccolo articolo introduttivo, basti sapere che il file finale che è necessario per la stampa è un file STL che può essere ottenuto tramite tutti i moderni software di modellazione 3D (se ve ne occorre uno completissimo e free, usate Blender).


Movimento dell’estrusore

Il principio di funzionamento è semplice, l’estrusore deposita parti di polimero fuso  e crea il modello ma ogni stampante in particolare ha necessità di depositare in punti sempre diversi in modo da terminare uno strato (layer) e passare al successivo che si trova più un alto. E’ necessario quindi muovere l’estrusore sul piano XY e poi muoverlo sull’asse Z per passare allo strato successivo. Alcune stampanti muovono l’estrusore tramite carrelli, altre ancora lasciano la posizione dell’estrusore fissa e preferiscono muovere invece il piano su cui il pezzo viene creato. Le tipologie sono molteplici ma in particolare lo standard RepRap preferisce muovere sia l’estrusore che il piano di creazione.


Il filamento

Il filamento è il materiale consumabile della stampante 3D, è come se fosse la cartuccia di inchiostro. Esistono diversi materiali a disposizione, molto diversi per caratteristiche, per punto di fusione e per tossicità e bisogna anche notare che non tutti i modelli funzionano con qualsiasi tipo di filamento, proprio perché queste variabili sono molto diverse.
I filamenti più comuni sono PLA (polyactic acid), ABS (acrylonittrile butadene styrene) e PVA (Polyviniyl alcohol). L’Abs è lievemente tossico e la puzza è fastidiosa, ha una temperatura di fusione molto alta (250°C) e può essere lavorato finemente o incollato ad altri pezzi tramite acetone. Il Pla è una plastica biodegrabile che viene dal mais, ha temperature di fusione più basse dell’ABS. Il PVA è una plastica speciale che fonde a 190°C ma assorbe molta umidità, per cui il suo uso è abbastanza rischioso. La nostra RepRap può utilizzare indifferentemente PLA o ABS.

Per cui adesso che sapete tutto (o quasi) sulle stampanti 3D cosa aspettate a costruirvene una ed entrare nel magico mondo della stampa 3D ?